fastidi analogici e fastidi digitali
rabbia, di chuck palahniuk.
tutti i figli di dio danzano, di haruki murakami.
l'uomo flessibile, di richard sennett.
lifeline - ben harper
all'una e trentacinque circa - vinicio capossela
live - 24 grana
i simpson - il film, di david silverman.
luoghinoncomuni
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l'appartamento nuovo
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cloridrato di sviluppina
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sasaki fujika
seconda visione
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e io che mi pensavo...
emmebi
lexi amberson
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Sembra che le teste pensanti del nascente Partito Democratico, dopo una serie interminabile di riunioni sulla composizione delle liste, abbiano convenuto sulla mascotte del partito. Un animale nuovo, nato per uno strano scherzo della natura, capace di muoversi velocemente nel mondo moderno, e, soprattutto con una visione unitaria del futuro. Il futuro è adesso, e lui lo rappresenta. Eccolo.

Mi è rivenuta la voglia di scrivere su questo posto, di riappropriarmi di questo angolo di web e di tornare al dibattito a distanza. Nei mesi scorsi ho letto tutti i post di tutti i blog della colonnina a sinistra, e di altri che ho scoperto e non aggiunto, sono rimasto connesso ma senza la fantasia di scrivere. Direi che il sabbatico si può considerare ufficialmente concluso.
Torno anche stimolato dal dibattito che in Rete, nel Paese e tra i miei amici ruota attorno al V-Day di Beppe Grillo. Le premesse sono qui e qui, soprattutto nei commenti.
Cerco di andare con ordine e per punti:
1. La manifestazione. Non ho dubbi, deve essere stata fantastica, uno dei rari momenti in cui è bello sentirsi parte di una folla, di una massa. Posso solo immaginare quanto catartico possa essere mandare sonoramente affanculo tutta una classe dirigente in coro. Invidio talmente chi ha potuto vedere dal vivo gli interventi dal palco che ho scaricato le sette ore e qualcosa di diretta di EcoTv. Eppure mi sembra fin troppo facile riunire tante persone attorno al vaffanculo indistino per tutti politici. In qualsiasi momento della nostra repubblica chiunque avrebbe potuto riempire le piazze al suono del Vaffanculo, e tanti lo hanno fatto (gli esempi sono sempre gli stessi. non li sopporto più, quindi non li ripeto). In questo, l'accusa di populismo non è sprecata. Qualcuno che parla male indistintamente della classe dirigente e si appella al popolo, come se non fosse il popolo ad aver espresso e votato la classe dirigente, come se il popolo, in quanto non classe dirigente, fosse necessariamente e in blocco migliore, come se il popolo, non appenna afferra un briciolo di potere, non si trasformasse in classe dirigente. Questo per me, che non ho studiato dottrina politica, è populismo.
2. La proposta di legge. Mi ero già espresso: la trovo una boiata per almeno due terzi. Non sono d'accordo con l'esclusione automatica dei condannati in via definitiva, figurarsi per i condannati in primo grado, giuridicamente ancora innocenti. Ci sono reati per i quali non ritengo che si debba perdere il diritto di candidarsi, e se siamo d'accordo sul fatto che scontare la pena pareggi i conti con la giustizia non capisco perchè un condannato che ha scontato la sua pena non possa ritornare in possesso del pieno diritto di cittadinanza. Sarei stato molto d'accordo, invece, nell'estendere a molti più reati (reati fiscali, contro il patrimonio, contro il territorio...) la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non condivido nemmeno la proposta delle due legislature: come cittadino e come elettore voglio avere la possibilità di scegliere chi votare, indipendentemente dalle legislature già passate in parlamento, anzi, magari proprio grazie al lavoro svolto. In fondo la possibilità di ricandidarsi e riessere eletti è il miglior incentivo a lavorare bene. Per questi stessi motivi sono invece d'accordo con la terza proposta, la preferenza diretta, che dovrebbe togliere alle segreterie il potere di nomina (anche qua, ben sapendo che la preferenza diretta spesso porta a storture non meno gravi, ma tra i due mali lo preferisco senza dubbio).
3. Le reazioni. Sfruttando la rassegna stampa del palazzo dove lavoro avrò letto almeno 60, 70 articoli, commenti e interviste sul V-Day. A questa enorme massa di stimoli (positivi, negativi, a volte disonesti) Grillo ha scelto di non rispondere, o di rispondere senza argomentare, con motti, insulti ed epiteti. Troppo facile. Questo senza dubbio è un atteggiamento antipolitico. Non basta parlare di intellettuali con la barba, o col portafoglio a destra. All'attacco si risponde, si argomenta, altrimenti ci si comporta peggio dei politici che non danno la possibilità della "seconda domanda": si decide di non rispondere nemmeno alla prima. Incommentabile poi il comportamento di gran parte dei partecipanti e sostenitori, gli attacchi ai giornalisti e ai commentatori contro, che come prevedibile reindirizzano semplicemente il vaffanculo. Patetico. (Mi dispiace, ma anche questo commento è patetico: attacca senza rispondere, troppo semplice)
4. Le liste civiche. Viva l'impegno diretto, la partecipazione, l'interessarsi alla cosa pubblica partendo dalla sua espressione più vicina alla propria vita, ai propri affetti e al proprio benessere. Ma l'idea del bollino è atrocemente markettara, l'idea del testimonial che non partecipa e non promuove ma benedice le liste la trovo al minimo grado dell'idea alta di politica che Grillo sembra voler rappresentare. Come se poi bastasse non aver tessere o procedimenti penali in corso per pensarla allo stesso modo. Terra terra.
5. La rete e la democrazia diretta. Grillo in rete non partecipa: c'è. Il blog di Grillo non dialoga: pubblica. Il rapporto del Grillo internauta è esattamente lo stesso di un qualsiasi politico in tv: emette ma non riceve, solleva questioni ma non ascolta, al massimo seleziona, raccoglie e ri-pubblica. Grillo non fa parte della Grande Conversazione, o per dirla con altre parole, Grillo non abita la rete. Quello in piazza maggiore non era il "popolo di internet". La voce, fortunatamente, si è sparsa per altre vie. Ma troppo spesso Grillo parla di rete senza una vera cognizione di ciò che dice. Allo stesso modo Grillo parla di democrazia diretta ma, alla prima prova, cade miseramente. Democrazia diretta o partecipativa non è "tu firmi quello che io scrivo" ma "scriviamo insieme qualcosa". Quello che è stato fatto per le "primarie dei cittadini" non è stato fatto per la proposta di legge. Secondo me non è affatto un caso: ci voleva qualcosa di dirompente, e il dibattito reale avrebbe smussato troppo la proposta Grillo, che non avrebbe più "bucato" il muro dei media. Astuto, sicuramente, ma poco partecipativo come meccanismo.
6. Postilla: solo a me da noia che Di Pietro sia l'idolo della folla di Grillo (pare essere stato l'unico a ricevere un applauso a piazza maggiore), che Grillo nei suoi ultimi spettacoli abbia avuto parole positive solo per lui ( cito a memoria: mi ha telefonato Di Pietro in lacrime: "ora danno a me del delinquente Beppe, ti rendi conto?") quando, non a caso, lo stratega del blog di Grillo e di Di Pietro è la stessa persona? Forse sono troppo complottista?

In una nazione in cui i morti sul lavoro sono più di quelli sulle strade, e in cui la caduta da grandi altezze è la prima causa delle morti bianche, uno spot come questo è di un cattivo gusto esemplare.
Pensate allo stesso tema ma in campo automobilistico: asfalto bagnato, due auto a velocità folli, curva, stridere di freni e fischio di gomme, uno scontro frontale tremendo, lamiere accartocciate. I due guidatori scendono sorridenti e si stringono la mano, tanto hanno l'assicurazione. Non vi suona male?
O una bella storia d'America.
Chiamatela come volete, ma leggetela.
Niente di più facile che criticare "AnnoZero". Ottimi servizi, testimonianze interessanti, buoni ospiti ma tutto un pò ingessato, troppi siparietti. Il programma c'è e può migliorare, la puntata di ieri non è andata al meglio. Santoro sembra aver perso la familiarità col linguaggio televisivo. Ma, sono sicuro, ci metterà poco a riprenderla.
Solo che le critiche di Luca Sofri e quella di Aldo Grasso sono critiche poco sincere, attacchi d'ufficio. Basti un esempio: entrambi lamentano che la voce fuori campo sia un'imitazione di Lucignolo. In realtà la voce è di Roberto Pedicini, già voce di Jack Folla. Jack Folla nasce alla fine degli anni 90, prima su Radio 2 poi su Rai Due. Ora, dato che il primo lavora proprio a Radio 2 e che il secondo si occupa di tv sin da quando questa era in bianco e nero, è evidente che entrambi lo sanno benissimo. Ma confidando sulla memoria breve del pubblico non hanno voluto perdere l'occasione di segnare un punto facilissimo. Di utilizzare anche questa banderillas spuntata.
Potevano criticare di più e meglio, ma nel merito. Peccato.
Ieri, nell'edizione notturna del Tg2, l'ultimo servizio, lunghissimo, è stato una marchetta sulla nuova iniziativa editoriale del Giornale, una serie di libri sul rinascimento in vendita abbinata, con tanto di intervista al direttore Belpietro.
Stamattina leggo su Repubblica che Belpietro, con ogni probabilità, sarà il prossimo direttore del Tg2.
Leccata di culo preventiva, insomma.
Oggi sul suo blog Vittorio Zambardino di Repubblica attacca formlmente i corsi di Scienze della comunicazione con una lunga lettera aperta ai neomaturati.
E nei commenti si scatena il dibattito...
Ecco. Lo sapevo. Il mio interesse per il calcio non era destinato a durare. Il mio trasporto per la nazionale, e per alcuni giocatori in particolare, sbatte contro una foto che mi riporta lì dove sono sempre stato: nell'indifferenza. E dire che stavolta mi ero impegnato: ho visto tutte le partite dell'italia, ho imparato i nomi, le facce e quasi tutti gli abbinamenti. Mi son sorbito Marco Mazzocchi ogni tre per due (e questo è uno sforzo non da poco). Ho preso ad appassionarmi al gioco di Gattuso, Cannavaro e soprattutto Buffon. "Il miglior portiere al mondo", senza dubbio. Anche simpatico, con quella faccia lì. Sorridente, riusciva a rasserenare i nostri e anche i loro.
Solo che il ragazzo in questione o c'è o ci fa, ma secondo me c'è: qualche anno fa la maglietta con su "Boia chi molla". A domanda risponde: «Ma non sapevo fosse un motto fascista, l’ho letto per la prima volta in collegio a 13 anni è mi è piaciuto». Poi la maglia numero 88, ovvero la traduzione numerica del saluto "Heil Hitler". A domanda risponde: «E che ne sapevo io? Piaccia o no, il simbolo del carattere sono le palle, e nel numero 88 di palle ce ne sono quattro». Ora questo:
Se sono coincidenze è veramente sfortunato. Comunque, secondo voi come risponderà se gli faranno notare che nello striscione mostrato in diretta nazionale c'era una croce celtica, e a voler essere precisi sarebbe pure reato?:
a. "Non l'avevo vista!"
b. "Croce de che?"
c. "Pensavo fosse un mirino, ai rigori c'abbiamo avuto una mira tale..."
p.s: pensate anche voi che sia normale, date le premesse, che succedano cose del genere?
Si fa un gran parlare, io per primo nei giorni scorsi, dell'ormai famosissima offerta "boomerang" di MediaWorld sui televisori Lcd dai 32 pollici in su legata alla vittoria della nazionale ai campionati del mondo (a proposito, l'abbiamo vinti!).
Corriere, Repubblica, molti altri giornali, blog e affini ne hanno parlato moltissimo (e già questa è una buona rete di MW). Di certo si sa che durante il periodo della promozione MW ha venduto il 30% in più di tv e strumentazioni collegate: del resto, già che fai il finanziamento, che vuoi che siano qualche centinaio di euro in aggiunta (seconda rete di MW)?.
In molti ironizzano sul povero direttore marketing che ha proposto o accettato quest'offerta, altri sostengono che MW avrebbe scommesso sugli azzurri dai Lloyd a Londra una cifra tale da garantire il pareggio di bilancio della promozione in ogni caso. Altri ancora cercano di dividere tra fornitori, direttori di negozio e MW stessa le perdite.
Ne ho parlato con un ragazzo che lavora per la concorrenza, e mi ha detto due o tre cose interessanti. MediaWorld è la declinazione italiana di un distributore internazionale di nome Media Markt: come si vede bene dalla cartina, è presente in ben 15 paesi europei. Di questi, una decina si sono qualificati per i mondiali. L'idea di MW (o MM, se preferite) è stata molto semplice ma geniale: i campionati del mondo li vince una squadra sola, l'offerta la facciamo in 10 paesi. Perdere in uno e guadagnare in nove significa guadagnare (terza rete). Inoltre passiamo per quelli che fanno felici i loro clienti, per quelli che tengono alla nazionale anche a costo di perdere profitti...Ingenui ma di cuore, insomma.
Direi che questa partita MW-MM l'ha vinta per 4-0 sulla concorrenza e per 12-0 sull'informazione che continua a ampliarne l'effetto già di per sè positivo. Complimenti.
p.s: realisticamente, per avere una tv gratis in Svizzera non c'era bisogno di vincere la coppa, bastava arrivare agli ottavi!
...è che mi disegnano così!